Jun 12, 2026 · 1 hr 6 min · 10 segments
Puntata speciale di Unplugged che attraverso l’esperienza di Salvatore Monaco, ex difensore e ora dirigente italiano dello Shakhtar Donetsk, racconta difficoltà e orgoglio nel gestire un’importante…
Salvatore MonacoGuest
Stefano BorghiHost
Peppe Di StefanoHost
Vabbè, mo al di là della carriera che secondo me ti ringrazio, sei stato un po' esagerato sotto l'aspetto calcistico e per quanto riguarda la seconda parte sì, perché comunque adesso sono quasi-- no, vent'anni che faccio questo.

Eh, n-n-da dirigente quasi il, il centro del mondo, il centro dell'Europa, poi anche con situazioni abbastanza particolari, forti, insolite.

Sì, situazioni anche, anche legate a certe dinamiche, mi, mi verrebbe da dire.

Non sono stato esagerato sulla tua carriera da calciatore perché, eh, quelli erano anni di calcio veramente di alto livello nel, nel nostro Paese e insomma un po' di nostalgia ci viene, ma, eh, ho parlato di sfide cercate perché i-i-io ti ricordo in quella Salernitana, in quel Perugia, in quel Catania, che eran-che erano realtà magari considerate di secondo piano, di provincia come si diceva, ma realtà che poi hanno portato il grande calcio in tanti posti d'Italia.

E poi tu mi hai detto, eeehm, il grande calcio anche a livello internazionale, perché di grande calcio parliamo.

Tu adesso sei allo Shakhtar ed è anche per questo che vogliamo farci raccontare forse la realtà più particolare che ci sia in Europa.

Noi siamo andati allo Shakhtar quando c'era Roberto De Zerbi, eh, da Sassuolo.

Ed è stata un'esperienza che seppur breve, almeno all'inizio, perché durò solo sette mesi, è stata un'esperienza, almeno da un mio punto di vista, eh, molto entusiasmante, molto bella, con un grandissimo club come lo Shakhtar.

Poi dopo è successo quello che è successo per cui si, eh, si interruppe questo, questo percorso, almeno per quanto riguarda la esperienza di Roberto là.

Cosa successe proprio in quel periodo, in quei giorni? Non so se eri lì in quella fase, proprio in quella notte, in quelle ore.

No, guarda, fortunatamente il giorno che scoppiò la guerra io ero in Sud America.

E proprio quel giorno lì io ero partito tre, quattro giorni prima, ero in Sud America, quindi per cui ero in contatto con tutti gli altri e mi raccontavano passo per passo tutto quello che stava succedendo e-- però io non ero lì fisicamente quando scoppiò, eh, la guerra, proprio quando cominciò.

Cosa si prova da dirigente, eh, sapere che hai una squadra lì, un allenatore lì, eh, delle famiglie lì, eeeh, quasi non puoi difenderli.

È, mmm, cioè è un processo mentale che sicuramente un dirigente di calcio non è abituato oggettivamente a fare, no?

Vabbè, mo al di là della carriera che secondo me ti ringrazio, sei stato un po' esagerato sotto l'aspetto calcistico e per quanto riguarda la seconda parte sì, perché comunque adesso sono quasi-- no, vent'anni che faccio questo.

Eh, n-n-da dirigente quasi il, il centro del mondo, il centro dell'Europa, poi anche con situazioni abbastanza particolari, forti, insolite.

Sì, situazioni anche, anche legate a certe dinamiche, mi, mi verrebbe da dire.

Non sono stato esagerato sulla tua carriera da calciatore perché, eh, quelli erano anni di calcio veramente di alto livello nel, nel nostro Paese e insomma un po' di nostalgia ci viene, ma, eh, ho parlato di sfide cercate perché i-i-io ti ricordo in quella Salernitana, in quel Perugia, in quel Catania, che eran-che erano realtà magari considerate di secondo piano, di provincia come si diceva, ma realtà che poi hanno portato il grande calcio in tanti posti d'Italia.

E poi tu mi hai detto, eeehm, il grande calcio anche a livello internazionale, perché di grande calcio parliamo.

Tu adesso sei allo Shakhtar ed è anche per questo che vogliamo farci raccontare forse la realtà più particolare che ci sia in Europa.

Noi siamo andati allo Shakhtar quando c'era Roberto De Zerbi, eh, da Sassuolo.

Ed è stata un'esperienza che seppur breve, almeno all'inizio, perché durò solo sette mesi, è stata un'esperienza, almeno da un mio punto di vista, eh, molto entusiasmante, molto bella, con un grandissimo club come lo Shakhtar.

Poi dopo è successo quello che è successo per cui si, eh, si interruppe questo, questo percorso, almeno per quanto riguarda la esperienza di Roberto là.

Cosa successe proprio in quel periodo, in quei giorni? Non so se eri lì in quella fase, proprio in quella notte, in quelle ore.

No, guarda, fortunatamente il giorno che scoppiò la guerra io ero in Sud America.

E proprio quel giorno lì io ero partito tre, quattro giorni prima, ero in Sud America, quindi per cui ero in contatto con tutti gli altri e mi raccontavano passo per passo tutto quello che stava succedendo e-- però io non ero lì fisicamente quando scoppiò, eh, la guerra, proprio quando cominciò.

Cosa si prova da dirigente, eh, sapere che hai una squadra lì, un allenatore lì, eh, delle famiglie lì, eeeh, quasi non puoi difenderli.

È, mmm, cioè è un processo mentale che sicuramente un dirigente di calcio non è abituato oggettivamente a fare, no?
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