Sep 12, 2026 · 26 min · 8 segments
Perché vogliamo essere tutti grandi? A partire dalla giovinezza di Francesco e dall’incontro con i lebbrosi, Luna e fra Roberto raccontano il momento in cui Francesco smette di inseguire il prestigio…
Roberto PasoliniHost
Luna EspositoHost
Mi piace molto quando Vasco Brondi dice che è giusto provare a uscire dall'anonimato, perché effettivamente la piccolezza di cui stiamo parlando in questo podcast non è spegnersi, non è diventare irrilevanti, non è semplicemente accontentarsi di una vita tiepida.

Infatti, secondo me, la domanda che dobbiamo provare a farci è: che tipo di traccia noi vogliamo lasciare nelle vite degli altri e nella nostra vita? Se noi vogliamo essere ricordati perché siamo stati i più grandi di tutti, i più forti di tutti, i più grandi degli altri, di chiunque altro, o abbiamo illuminato la strada a qualcuno.

Come ha fatto San Francesco a capire questa cosa? Perché lui, appunto, come mi dicevi prima, all'inizio sognava una vita molto diversa, completamente dice-- diversa, inaspettata, possiamo dire, perché quando hai detto festaiolo ho detto: "Ah, hai capito, anche festaiolo".

Eh, lui sognava appunto, un po' come tutti noi, di diventare qualcuno, di essere riconosciuto e di fare qualcosa di gigantesco.


E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo.

Cioè Francesco racconta che un giorno, eh, lui che cercava la grandezza, i primi posti, eccetera, eccetera, si imbatte, eh, con delle persone che non voleva vedere, che non voleva incrociare, che erano lontanissime dalla sua idea di felicità, i lebbrosi.

Non riesce a schivarli quel giorno, non sappiamo perché, e improvvisamente gli capita di usare con essi misericordia, cioè di dargli attenzione.

Non sappiamo cosa sia successo, probabilmente è stato un po' con loro, li ha accolti, li ha ascoltati, li ha guardati con, con tenerezza.

E gli succede questa cosa incredibile che- Usai con essi misericordia, lui dice.

Gli esce, esce dalla sua umanità una forza sorprendente che non aveva mai conosciuto, che non aveva mai sperimentato.

E dice: mi si capovolge tutto dentro, quello che era amaro diventa dolce e viceversa, no?

E credo che Francesco abbia fatto questa riflessione a partire da quel giorno.

Cioè, lui che voleva diventare un grande, davanti a delle persone più piccole di lui, più deboli, più malate, meno prestigiose, gli viene fuori il meglio della sua umanità e allora dice: ma chi sono le persone davvero importanti nel mondo? I più grandi oppure i più piccoli, come questi lebbrosi, che però sono come degli attivatori di umanità nei confronti degli altri, no? Perché suscitano negli altri il bene, la misericordia.

Credo che da qui ci sia l'ispirazione fondamentale della scelta di diventare un frate minore, come lui stesso dirà, cioè un frate più piccolo, perché dice a se stesso e agli altri frati: noi dovremmo cercare di diventare come questi lebbrosi, cioè delle persone piccole, non grandi, che però suscitano negli altri il meglio della loro umanità.

Mi piace molto quando Vasco Brondi dice che è giusto provare a uscire dall'anonimato, perché effettivamente la piccolezza di cui stiamo parlando in questo podcast non è spegnersi, non è diventare irrilevanti, non è semplicemente accontentarsi di una vita tiepida.

Infatti, secondo me, la domanda che dobbiamo provare a farci è: che tipo di traccia noi vogliamo lasciare nelle vite degli altri e nella nostra vita? Se noi vogliamo essere ricordati perché siamo stati i più grandi di tutti, i più forti di tutti, i più grandi degli altri, di chiunque altro, o abbiamo illuminato la strada a qualcuno.

Come ha fatto San Francesco a capire questa cosa? Perché lui, appunto, come mi dicevi prima, all'inizio sognava una vita molto diversa, completamente dice-- diversa, inaspettata, possiamo dire, perché quando hai detto festaiolo ho detto: "Ah, hai capito, anche festaiolo".

Eh, lui sognava appunto, un po' come tutti noi, di diventare qualcuno, di essere riconosciuto e di fare qualcosa di gigantesco.


E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo.

Cioè Francesco racconta che un giorno, eh, lui che cercava la grandezza, i primi posti, eccetera, eccetera, si imbatte, eh, con delle persone che non voleva vedere, che non voleva incrociare, che erano lontanissime dalla sua idea di felicità, i lebbrosi.

Non riesce a schivarli quel giorno, non sappiamo perché, e improvvisamente gli capita di usare con essi misericordia, cioè di dargli attenzione.

Non sappiamo cosa sia successo, probabilmente è stato un po' con loro, li ha accolti, li ha ascoltati, li ha guardati con, con tenerezza.

E gli succede questa cosa incredibile che- Usai con essi misericordia, lui dice.

Gli esce, esce dalla sua umanità una forza sorprendente che non aveva mai conosciuto, che non aveva mai sperimentato.

E dice: mi si capovolge tutto dentro, quello che era amaro diventa dolce e viceversa, no?

E credo che Francesco abbia fatto questa riflessione a partire da quel giorno.

Cioè, lui che voleva diventare un grande, davanti a delle persone più piccole di lui, più deboli, più malate, meno prestigiose, gli viene fuori il meglio della sua umanità e allora dice: ma chi sono le persone davvero importanti nel mondo? I più grandi oppure i più piccoli, come questi lebbrosi, che però sono come degli attivatori di umanità nei confronti degli altri, no? Perché suscitano negli altri il bene, la misericordia.

Credo che da qui ci sia l'ispirazione fondamentale della scelta di diventare un frate minore, come lui stesso dirà, cioè un frate più piccolo, perché dice a se stesso e agli altri frati: noi dovremmo cercare di diventare come questi lebbrosi, cioè delle persone piccole, non grandi, che però suscitano negli altri il meglio della loro umanità.
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